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Ciao Stefania, 

Come e quando nasce il tuo interesse per la fotografia?

Ciao! Fotografare mi piaceva sin da piccina, ma ricordo che, con i rullini da 24 o al massimo 36 pose che a svilupparli ogni volta si spendevano diverse decine di migliaia di lire senza avere la certezza che ci fossero risultati ottimali, non c’era molto spazio per dare sfogo alla mia curiosità di bambina… Quindi mi limitavo ad osservare… I movimenti, le inquadrature, gli errori che ne fuoriuscivano alternati a piccoli capolavori soprattutto di mio zio che sperimentava con filtri e primordiali effetti artistici. Poi, l’avvento della fotografia digitale, mi ha permesso di “osare” di più in prima persona, ho cominciato a scattare fino ad arrivare a 28 anni quando con una prima economica compatta digitale acquistatami ho cominciato a mettere in pratica le nozioni che avevo appreso qua e là nel corso degli anni… Bisogna pur cominciare a tirar fuori ciò che si ha dentro...inizialmente facendo diversi errori anche grossolani, ma poi via via avendo l’umiltà e la volontà per imparare da quegli stessi errori ogni volta una nozioncina in più!

Che genere di fotografia preferisci?

Mi piace la fotografia che ritragga le emozioni passeggere… Un volto, uno sguardo, una smorfia. Per questo mi piace catturare la spontaneità delle persone, e preferisco farlo quando non sanno di essere osservate...i ritratti permettono di cogliere molto del cuore delle persone. Ma mi piace anche tentare di descrivere una sensazione data da un oggetto, un paesaggio, una circostanza, in cui ciò che vedo con i miei occhi possa trasmettere a chi guarda ciò che si sente anche col cuore… Le foto che faccio cerco di lasciarle il più possibili fedeli alla realtà, ma a quella che vedo nella mia mente...ecco perché spesso mi diletto anche a giocare un po’ con la post produzione…

 

Cosa ti emoziona di più del tuo lavoro quando sei ad aspettare i runners?

Sapere di essere in quel posto e in quel momento ad aspettare di cogliere l’attimo esatto in cui su uno di quei volti possa trasparire la fatica, la sfida, l’entusiasmo, il sacrificio, la voglia di mettersi in discussione...ecco...quell’attesa mi fa sentire “privilegiata”...perché sento di poter afferrare quell’emozione passeggera che ad occhi distratti o semplicemente confusi in altri stimoli visivi potrebbe forse sfuggire...

Ti piace correre?

Si, correre mi piace. Non sono una runner abituale, soprattutto per motivi di tempo e, senza ipocrisia, anche per un leggero velo di pigra “pantofolaggine” che non se ne va mai via del tutto! Ma quando entrambi questi limiti riesco ad arginarli allora il running è l’attività di prima scelta, soprattutto perché mi da la possibilità di stare all’aria aperta e di non dover cedere al ricatto di orari particolari o luoghi circoscritti dove poterla svolgere. Reputo la corsa un modo per entrare in contatto con se stessi, in cui l’unico obiettivo è entrare in armonia con le tue capacità e la tua voglia di raggiungere e oltrepassare il limite…qualunque esso sia.

Al di là del settore sportivo, quali sono le tue esperienze professionali?

Dopo il liceo ho studiato e sono diventata un’infermiera professionale. La staticità della situazione lavorativa negli anni successivi al conseguimento di questo titolo di studio non mi ha impedito di allargare orizzonti ed aspirazioni d’impiego, e così in un susseguirsi di circostanze dal tempismo perfetto ho vinto un concorso per entrare nei ruoli operativi della Polizia di Stato. Oggi indosso ancora questa divisa, in maniera più consapevole e più critica di un tempo, ed ho imparato che al compromesso di sentirsi “catalogati” ed inseriti in un ruolo così specifico ed altamente soggetto a responsabilità di oneri e di doveri doveva, per rispetto alla poliedricità della personalità che ho, coesistere un àmbito in cui la libertà di espressione e di creazione potesse essere il primo...l’unico...motore trainante. Ecco quindi la necessità, l’entusiasmo, di cominciare a “tirar fuori” la Stefania che professionalmente non riusciva ad esprimersi… Ecco quindi la nascita del piacere di iniziare a fotografare, appunto, così come a dipingere, a comporre versi, a scrivere e leggere in maniera più costruttiva. Insomma...a “rinascere”.

I segreti della fotografia sportiva?

Ammesso e non concesso che io sia in grado di conoscerli, direi che per me è importante sentirsi “sportivi” dentro… Cercare cioè di muoversi, di andare “verso” l’azione e non aspettare che ti arrivi addosso… Tentare di muoversi, almeno nella mente, al passo degli atleti che immortali, così da poterne anticipare, seppur solo con emotiva sensibilità, i passi e i gesti che la macchina fotografica sarà poi in grado di cogliere. Tutto questo, ovviamente, corredato da una velocità di scattare e di congelare un’azione che possa in tempi brevissimi raccogliere e cogliere la luce migliore e il movimento più armonioso. Da un punto di vista tecnico, direi che è essenziale avere un teleobiettivo il più possibile potente, così da avvicinarti all’atleta con lo sguardo fotografico senza arrecargli intralcio e avendo anzi la possibilità di cogliere a distanza più soggetti distanti e indipendenti l’uno dall’altro.

Che reflex hai?

La mia reflex è una Nikon, una semplice D5200, non male per essere una fotografa amatoriale ma decisamente non sufficiente se dovessi lavorare a tutto campo in questo ambiente. Direi però che, come nella vita, anche nella fotografia i grandi percorsi si compiono un passo dopo l’altro...e anche le fotocamere sono testimoni di questo percorso che ad ogni step ti dimostra di poter fare un passo in più… Conto a breve di poter fare un ulteriore passo in avanti!

Quali obbiettivi preferisci?

Nel mio corredo fotografico ideale non devono mancare un teleobiettivo (con almeno una focale di 300mm), un grandangolare (circa 10-14mm), ed una focale fissa di 50mm (l’occhio fotografico più simile a quello umano). Anche qui, ovviamente, la strada è lunga, e più si va avanti più si colgono aspetti variopinti del paesaggio… Cambia nel tempo la modalità con cui si sceglie o si vuole approcciare alla fotografia, e di conseguenza cambiano le esigenze e le necessità per uno o per un altro obiettivo... Gli obiettivi sono per un fotografo ciò che per una donna sono i gioielli… Si guardano, si desiderano, si collezionano… Io, donna fotografa, preferisco farmi irretire dagli obiettivi più che dai gioielli!!!

Cosa e quale attrezzatura consiglieresti a un giovane che si vuole avvicinare alla fotografia sportiva?

Il mio percorso è appena all’inizio, peccherei di presunzione se mi sentissi di poter dare un consiglio del genere… Per la mia personale esperienza, all’inizio è necessario un approccio anzitutto un minimo teorico per comprendere quali aspetti tecnici siano prioritari rispetto ad altri nel cogliere immagini che non risentano dell’effetto mosso o sfocato di atleti che solitamente si muovono repentinamente e rapidamente. Parlo della velocità di scatto, dell’apertura del diaframma, della necessità di saper comporre in maniera molto rapida una foto armoniosa. L’attrezzatura necessaria, oltre la teoria, all’inizio è davvero minima, ormai diversi marchi producono macchine reflex entry-level che sono assolutamente sufficienti per iniziare a fare qualsiasi percorso di crescita. Credo, assolutamente, che sia la singola persona a valutare passo dopo passo sulla propria esigenza l’attrezzatura di cui vorrebbe sentirsi corredato, e non viceversa… Si rischia altrimenti di andare in giro appesantiti come muli ma senza avere la reale necessità o capacità di saper sfruttare tutto quell’ingombrante armamentario...

La più bella foto scattata?

 Difficile trovarne una su tutte. Ce ne sono diverse a cui sono particolarmente affezionata, perché al di là dell’effetto artistico mi ricordano momenti particolarmente intensi in cui la fotografia è stata complice di me stessa nel raccontarmi al mondo… Una su tutte, potrebbe essere quella che ritrae i miei figli che giocano in acqua, un anno fa...in quella foto vedo l’equilibrio, l’incontro tra passato e futuro, la sensazione fugace della quiete che dura solo un istante ma ti dà l’idea che tu possa trattenerla per sempre… E poi c’è il mare; un elemento che amo senza riserve, un impulso alla vita continuo e costante che racchiude in sé forza, determinazione, sensibilità, avventura e sventura di questo terreno passaggio...

La foto sportiva che ti avrebbe fatto piacere scattare?

Di sicuro, ma non ero nemmeno nata, la foto in cui nel 1952, al Tour de france, Gino Bartali e Fausto Coppi furono immortalati in quello storico passaggio di borraccia. Una foto in cui tutta l’essenza della competizione sportiva ma allo stesso tempo del rispetto dell’avversario  sono state simbolicamente rese immortali.

L’atleta che vorresti ritrarre?

Pier Alberto Buccoliero. Canoista, canottiere e triatleta italiano, specializzato nelle gare paraolimpiche. Oltre all’indiscusso fascino che la sua storia personale di sfortuna ma di sfida continua merita, lo trovo anche un bello spettacolo per l’occhio femminile...e scusatemi se ogni tanto non guasta!