Dormo o son desta? Sbaglio o poco meno di un anno fa giravo per le vie di Dublino e mi ripetevo : mai più, giuro questa è stata l'ultima volta , basta con questo stillicidio,  con questa macabra esecuzione di uomini e donne denudati che corrono in canotta e calzoncini a temperature improponibili, basta con il freddo che ti penetra nelle ossa per ben 42 km, con gli allenamenti preparatori che ti snervano al solo a pensiero e che finiscono per concentrarsi sempre nei piacevolissimi periodi estivi dove sudi già solo nell'allacciarti le scarpe..basta con questi calcoli balistici dei chilometri da fare , dei carichi di carboidrati da assumere, delle proteine da reintegrare, basta con questa ansia da ricerca della combinazione perfetta in termini di allenamento, cibo, vestiario ...come se tutto dipendesse da un'alchimia  misteriosa che nessuno sa rivelarti o riprodurre una volta per tutte ..basta , basta, basta ..ma allora, cosa ci facevo io il 9 ottobre del 2015, dopo una quasi conversione alla dieta vegana, in una delle più grandi birrerie diMonaco e forse d'Europa, con quasi tre chili in meno di peso corporeo ed uno stinco di maiale sotto ai denti??

Mi sembra di essere ancora li ..mi volto a sinistra e vedo un boccale da un litro di birra ed un candido baffetto bianco che vi si tuffa dentro ad intervalli regolari, riemergendo  solo per riprendere aria, il tempo necessario per fare un nuovo tuffo o  assestare qualche sapiente morso allo stinco abbrustolito che gli dondolava nel piatto..  Franco, instancabile fotografo e inarrestabile bevitore di bionde tedesche! Davanti ai miei occhi il resto di tutta l'allegra brigata che sta condividendo con me questa ennesima follia: Scheletrix , con il suo esiguo boccale da 1/2 litro, Simona, la mia ormai inseparabile compagna di maratone estere e le due adorabili Cristina e Valentina, la prima recidiva, la seconda temeraria, ignara ancora di quello che l'aspettava.

Come sintetizzarvi tutti i momenti esilaranti, salienti, emozionati che abbiamo vissuto insieme in poco meno di 4 giorni, come far parlare tutti quei volti, quei posti, quegli istanti che il  buon Prisco ha cercato di fissare, cogliere, imprigionare in un'immagine, in uno scatto, con un flash..Penso alla partenza dall'Italia, a quando tutto sembrava filare liscio, a quando avevamo rasentato la perfezione in termini di organizzazione e puntualità per ritrovarci alla fine, al gate, davanti agli occhi severi della hostess che ci ammoniva e redarguiva, chi a sedersi sul bagaglio per chiuderlo nuovamente dopo averlo ingolfato con uno zaino, chi a indossare quanto più poteva per svuotare il bagaglio stesso, chi a spaccare il lucchetto perché nella sua estrema precisione e previdenza aveva nascosto talmente bene le chiavi del lucchetto da non riuscire più a ritrovarle nel momento in cui lo doveva aprire! Penso alle birrerie che nulla avevano a che invidiare al famigerato palazzo sede della scuola di Harry Potter, con tanto di piani sconfinati, di vassoi di cibo e boccali di birra traboccanti che apparivano e sparivano in ogni dove, penso alle infinità di scale che si intrecciavano e si districavano per portarti all'ala est , all'ala ovest, all'ultimo piano, alla ricerca di un posto a sedere tra i 3400 disponibili! Penso all'emozione al ritiro del mio pettorale, il numero 7000...numero emblematico da dover onorare, mi ero detta... una sorta di mission impossible nella quale ci siamo subito calati sin già dal giorno prima della gara, nel museo della BMW ,  quando mi sono ritrovata in sella alla moto che l'audace Tom Cruise aveva utilizzato nelle sue imprese carambolesche. La mia la conduceva Franco Prisco, che magari non sarà proprio proprio come Tom ...se non altro perché Tom non ha i baffi !Però vi posso assicurare che, di fatto, quel momento, quella scelta, quel gesto di salire in sella per farmi guidare da lui,  è stato quasi un presagio  di quello che sarebbe accaduto da li a meno di 24 ore.

Arriviamo al fatidico giorno, a quei 7 gradi centigradi di bontà che ci hanno svegliato e accolto la mattina dell'11 Ottobre 2015...Da buona vegana in campo straniero, appassionata di dolci e non in grado di concepire minimamente le colazioni salate degli stranieri , mi ritrovo alle 7 del mattino ad imbottirmi di pane e prosciutto cotto...solo perché il wurstel non è mai stato di mio gradimento! Altri due cricetini accanto a me, Simona e Scheletrix si stavano riempiendo le guance con quanto di più commestibile a loro portata e di li a breve, senza rendercene conto, ci ritroviamo tutti e tre intirizziti e incellofanati, alla griglia di partenza.

Il freddo è pungente, l'umidità lo amplifica ancora di più, io mi accorgo di avere la gamba sinistra leggermente contratta e il piede destro addormentato...buttiamo via le buste antipioggia e il maglioncino vintage sacrificale  di questa maratona...giusto il tempo di condividere una straccio di strategia di partenza, necessariamente lenta s'era detto, di individuare il mio acerrimo nemico, il pacemaker delle 4 ore in tenuta da vichingo con tanto di treccine bionde di lana che gli fuoriuscivano dall'elmetto di stoffa..ed ecco che arriva il count down in tedesco ..e infine lo start.... e anche la nostra onda prende il via ! Il tempo di dimenarci tra l'orda di runners, di trovare ognuno  il proprio spazio vitale, di far diradare un po' la massa ...ed ogni strategia pre - gara viene puntualmente disattesa! Io e Simo cominciamo a divorare i primi chilometri -   obiettivo: agganciare il buon Prisco che ci doveva  attendere al quinto chilometro per scortarci fino al 32 esimo.

Sandro, altrimenti detto Scheletrix ce lo perdiamo subito, provo a voltarmi una volta trovata una cella di spazio vitale, urlo il suo soprannome in aria ma di lui nessun segno ...procedo ...lo so, lo sappiamo tutti ..per quanti accompagnatori tu possa avere , per quanti supporti psicologici tu possa cercare od utilizzare, la gara, la corsa e soprattutto la maratona  è la tua sfida con te stesso , con la tua resistenza fisica e con i pensieri che affollano e si appropriano della tua testa. Non posso dimenticare il momento in cui vediamo Franco e le figlie che ci stavano aspettando...sembrava uno di quegli incontri che si fanno alla stazione, uno di quelli in cui ti lanci incontro a delle persone che non vedi da una vita! Urla di giubilo, lanci di baci, gesticolamenti esagerati...ma non ci eravamo lasciati pochi istanti prima nella hall dell'albergo? Franco si lascia prendere dall'euforia e ci affianca e comincia a correre con noi , fotografandoci, filmandoci, anticipandoci  a passo sostenuto e indietreggiando in maniera misurata e controllata . L'entusiasmo è alle stelle, lo sconfinato parco cittadino di Monaco ci ingoia e ci avvolge nel caldo abbraccio della sua dorata  veste autunnale....e i chilometri scorrono rapidi sotto ai nostri piedi, le case, i giardini, le bande musicali appaiono e si allontano alle nostre spalle ..tagliamo il traguardo della mezza, Simona allunga il passo, io non ce la faccio e tengo il ritmo...Franco sempre accanto a me che mi parla, mi incoraggia...mi fa domande!!ad un tratto mi chiede dove è il pacemaker delle 4 ore  e quando gli comunico che lo abbiamo sempre tenuto alle nostre spalle, colgo un accenno di panico nel suo sguardo.

Di li a breve un crampo lo arresta e lui mi abbandona. Sono sola ora..fa freddo ...tanto..ora lo sento di nuovo, sulle spalle, sulla schiena ..la gamba sinistra è ancora un po' rigida ...rallento un po', il fiato è corto..arrivano i primi pensieri....li sento tutti addosso ..sembrano quasi afferrami le caviglie e risalire piano piano, sempre un po' più su..dapprima le ginocchia , poi la schiena ,le spalle ...mi incurvano, mi appiattiscono...ma improvvisamente, accanto a me intravedo una treccina bionda di lana ..il pacemaker della 4 ore ...no, questa volta no, questa volta non te la do vinta, magari mi strappo fino all'ultimo muscolo ma questa volta, fosse anche per un solo secondo, ma ti anticipo al traguardo! Ed è in quel preciso istante che sento una scarica partire dalla testa, percorrermi la colonna vertebrale e arrivare fino ai piedi, una scrollata di spalle e i pensieri me li perdo ad ogni nuovo passo, uno ad uno, e il  passo diventa una falcata e questi 6 km che mancavano all'arrivo si dileguano in un attimo. Vedo lo stadio, entro, allungo ancora, altri maledettissimi 500 mt ,  un ultimo sforzo ancora, manca poco, taglio il traguardo di slancio: 3h 58'56'' ...Sorrido e penso è finita!!ce l'ho fatta...di già?!

 

Monia Franciosi